Isabella Sommati: parla la fotografa vincitrice del Premio NoPhoto

Isabella Sommati

Isabella Sommati: parla la fotografa vincitrice del Premio NoPhoto

Le tue coordinate anagrafiche e geografiche.

Questa domanda è semplice! 🙂

Isabella Sommati, nata a Livorno il 7 aprile del 1966, residente a Milano, ascendente bilancia.

Libeccio e tramontana sempre presenti nella mia vita.

Quale tipo di percorso formativo hai seguito, lineare o atipico?

Direi lineare. Dopo il biennio/ginnasio degli studi classici, ho conseguito la maturità artistica con indirizzo architettonico. Successivamente mi sono trasferita a Firenze dove ho frequentato un corso parauniversitario di grafica e illustrazione.

La partenza per Milano alla fine degli anni ‘80 è stata conseguenziale causa lavoro e amore per le materie che avevo studiato. Da anni svolgo la professione di art director nel campo della grafica e del visual per la moda e il design. Da poco invece ho scelto la fotografia come espressione artistica, al di fuori dell’ambito lavoro.

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Hai un mezzo espressivo o una tecnica privilegiata?

La formazione grafica ovviamente mi condiziona, soprattutto per rigore e pulizia. La fotografia, avendola editata e impaginata per anni, è il mezzo che sento più congeniale. Ovviamente non sono una purista, per me l’immagine prescinde dal mezzo con cui è stata catturata. Utilizzo ogni mezzo a disposizione. Amo estrapolare frame da video, lì c’è un mondo tutto da scoprire! Credo che la tecnica sia importante, ma rimane fine a sé stessa se non esiste un’idea da sviluppare. “Se un uomo non intende correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui.” Ezra Pound.

Parafrasandolo: osare!

Da dove scaturiscono le idee di nuovi progetti o lavori, cosa è che ti ispira maggiormente? Attualità, letture,

circostanze casuali oppure ossessioni?

Erasmo da Rotterdam disse: “Le idee migliori non vengono dalla ragione, ma da una lucida, visionaria follia.”

Ho una personalità instabile e particolarmente emotiva. Dormo poco e come è noto i pensieri notturni si trasformano in incubi, che sono l’anticamera delle idee. Lo stress psicologico è la “mater”. Il vissuto ne fa da cornice. L’idea viene così concepita. Ma ogni concepimento ha bisogno di stimoli, quale sono letteratura, musica, informazione, attualità. Il processo è molto lento, come una fermentazione.

Ultimamente ho bisogno di tempo, molto tempo, spero sia perché sono in uno stato di maturazione artistica.

IsabellaSommati_10Nel tuo fare arte cosa è inevitabilmente ricorrente come stile, materiale, forma, soggetto o messaggio.

L’argomento su cui mi concentro è il mondo femminile e l’elemento acqua. Credo sia la necessità di risolvere enigmi nel mio rapporto madre/figlia, in primis come bambina e successivamente come donna. Le mancanze con il passare del tempo inevitabilmente vengono alla luce e occorre risolverle per non ricrearle inconsapevolmente.

I tuoi punti di riferimento artistico.

Gli incubi di Roger Ballen, 2/3 del malessere di Ackerman, 100% della purezza di Francesca Woodman, la poesia di Botman più una “cup” della felicità dei bambini fotografati da  Doisneau, il tutto mixati con la maniacalità di Dalì.

Twitta il messaggio fondamentale sotteso al tuo lavoro, ovvero hai 140 caratteri a tua disposizione.

Sono poco social e non ho twitter, ma ci provo.

“L’accettazione delle proprie fragilità è il primo passo verso l’autodeterminazione. Non dobbiamo essere più forti ma più consapevoli per essere liberi.”

Stai lavorando ora a qualche progetto in particolare?

Stiamo vivendo un periodo storico in cui regnano odio e intolleranza, sentimenti che stanno cancellano la nostra memoria storica per trasformarci in esseri permeabili all’accettazione di uno stato di imbarbarimento, quale quello attuale.

L’arte ha il compito di comunicare il bello, la verità e combattere ogni forma di oscurantismo. È storia: è ricordare per costruire il futuro.

Mai come adesso sento l’esigenza di lavorare alle mie “memorie”. Piccoli ricordi familiari che mi danno gioia (parola che pronunciamo sempre di meno). Ho bisogno di piantare dei chiodi a cui appendere le immagini della mia vita. La memoria è importante. È appartenenza, è autocritica, è crescita. È anche risolvere i vari punti di sospensione. È sapere che c’ero, quindi sono.

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Cosa è indispensabile per un artista agli esordi?

Conoscere e partecipare. Essere presenti. Autofinanziarsi. Ahimè anche essere social.

Il rapporto/confronto tra artista emergente e curatore: necessario, occasionale o superfluo?

Assolutamente indispensabile! Ne sento la necessità e la mancanza su un lavoro attualmente in crowdfunding.

Sei stato il vincitore del Premio NoPhoto  istituito in occasione di #Paratissima14. Quali possibilità ti ha aperto questo riconoscimento?

Ho conosciuto molti artisti, curatori, realtà artistiche fantastiche, ma il cammino da percorrere è ancora in salita. Paratissima mi ha aiutato a inquadrarlo, ora più che mai sacrificio, umiltà e curiosità. Ongoing.

 

Contatti:

 

Laura Tota
comunicazione@paratissima.it