Meet the artist: quattro chiacchiere con Camilla Marinoni

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Meet the artist: quattro chiacchiere con Camilla Marinoni

In una ricerca artistica in continua evoluzione, Camilla Marinoni si muove tra forza e delicatezza, dispiegando le sue trame tessili tra pensiero e corpo femminile con un approccio multidisciplinare all’arte.

Le tue coordinate, anagrafiche e geografiche

Mi chiamo Camilla Marinoni, sono nata a Bergamo nel 1979, vivo e lavoro a Bergamo.

Definiresti il tuo percorso formativo lineare o atipico?

Direi che il mio percorso è lineare: ho frequentato il liceo artistico e poi mi sono iscritta all’Accademia di Belle Arti di Brera con indirizzo scultura. Ho frequentato i quattro anni del vecchio ordinamento, ma poi mi sono iscritta di nuovo a Brera, dopo un paio di anni, al corso di laurea specialistica in Arte sacra contemporanea.

Accoglienza MultiverCity - Cuore ricamato
di Camilla Marinoni, Ceramica ricamata, 21x19,5x11 cm, 2019
Accoglienza MultiverCity - Cuore ricamato di Camilla Marinoni, Ceramica ricamata, 21x19,5x11 cm, 2019

Ogni artista si differenzia per uno stile particolare, dato da una sommatoria di fattori differenti. La tua ricerca predilige un mezzo espressivo o una tecnica in particolare? Nelle tue opere vi è qualcosa di inevitabilmente ricorrente, a livello di soggetto o messaggio? Quali sono i tratti distintivi della tua ricerca? 

Ho studiato scultura ma il processo creativo si rappresenta anche attraverso diverse espressioni artistiche: dall’installazione all’abito, dalla pittura al video, dalla scultura alla performance. In base al progetto scelgo il materiale più adatto per il suo sviluppo, ma ho una particolare predilezione per il filo (il cotone e i centrini) e la terra (la ceramica), due elementi archetipici che esprimono un sentore femminile di pazienza e lavorazione. In questo ultimo anno sto lavorando molto con la carta, il vino e da poco con l’olio.

A livello di messaggio o poetica i miei lavori girano attorno al tema del vuoto, delle ferite, della cura, della memoria e alle tematiche del mondo femminile e del corpo delle donne. Questi sono gli argomenti frequenti che emergono e che cercano di essere da stimolo, da punto di partenza, per una riflessione sul senso della nostra esistenza.

Morbidezza e durezza, delicatezza e forza sono elementi che si alternano, si sfiorano e formano un contrasto che esprime l’essenza di ogni essere umano. I fili di cotone che attraversano le superfici (la ceramica, il foglio o la tela) muovono il pensiero, da un capo all’altro, facendo riflettere sui legami tra le cose e tra le persone.

Un altro elemento distintivo della mia ricerca è il corpo, spesso frammentato, che è possibile ritrovare sotto forma di immagine fotografica, a completamento di un lavoro o come lavoro fine a se stesso, o il corpo vero e proprio, principalmente il mio, che utilizzo per le performance.

Le tue fonti di ispirazione. Da dove scaturiscono le idee di nuovi progetti o lavori? Attualità, letture, circostanze casuali oppure ossessioni personali?

Al centro del mio lavoro c’è un racconto intimo e personale riferito agli aspetti sociali e spirituali del vivere quotidiano e di cui si fa, inevitabilmente, esperienza. Parto dal mio vissuto personale, come può essere il dolore per la morte di una persona cara, ma lo rendo universale. Cerco quei tratti capaci di accumunare ogni essere umano che si ritrova a vivere determinate esperienze. Sono importanti le letture e la ricerche che faccio nel web, oltre che alla visione dei lavori di altri artisti. In effetti la tematica del vuoto e della morte potrei definirle un’ossessione ma come si fa a dimenticare ciò che ti ha ferito profondamente? La morte fa parte della vita e forse in questo periodo di Pandemia ce ne siamo resi conto molto di più.

Il primo amore non si scorda mai. Qual è l’opera o l’artista che in qualche modo ha lasciato un segno nel tuo percorso?

Nel 2007 ho partecipato al TAM (trattamento artistico dei metalli), una residenza artistica di tre mesi.  Arnaldo Pomodoro era il direttore artistico, mentre l’artista Nunzio ha guidato il processo del lavoro di ogni partecipante. Lì ho realizzato la mia prima performance e durante quei mesi avevo guardato tantissimo il lavoro e il processo creativo di Gina Pane in primis, Vanessa BeecroftMarina Abramović e Kiki Smith. Ma in particolare Gina Pane è fra le artiste che riguardo spesso perché non era solo performer ma realizzava anche sculture, installazioni, utilizzava il mezzo fotografico, insomma, avevo un approccio molto simile al mio.

E poi è febbraio, Camilla Marinoni, 16 ciotole in ceramica, smalto, cotone, 60x150 cm, 2014
E poi è febbraio, Camilla Marinoni, 16 ciotole in ceramica, smalto, cotone, 60x150 cm, 2014

Il rapporto/confronto tra artista emergente e curatore: lo definiresti necessario, occasionale o superfluo?

Personalmente lo ritengo molto importante. Un curatore/una curatrice può coinvolgermi in determinate mostre e soprattutto darmi delle indicazioni sulla mia ricerca e sul lavoro che sto realizzando.

Stai lavorando a qualche progetto futuro in particolare? Una mostra o una serie di opere nuove?

Sì, in questi mesi di lockdown ho avuto molto più tempo per stare in studio ed ho iniziato due nuovi progetti, uno è già visibile sui miei social sebbene non sia ancora concluso. Un altro è ancora in fase di prove e sperimentazione. Nel mese di marzo era stata programmata una mostra bi-personale presso lo spazio Wurmkos di Sesto San Giovanni, ovviamente con la pandemia si è fermato tutto. Ora bisogna avere pazienza e poi piano piano le cose riprenderanno.

Autoritratto - unire i puntini, Camilla Marinoni, Ceramica ricamata, 21x2 cm, 2015
Autoritratto - unire i puntini, Camilla Marinoni, Ceramica ricamata, 21x2 cm, 2015

Se un giovane ti chiedesse un consiglio su cosa è indispensabile per un artista agli esordi?

Oltre alle cose basiche: cioè andare a vedere le mostre nelle gallerie, nei musei, andare alle biennali, alle fiere, conoscere altri artisti e partecipare ai concorsi che danno visibilità gli direi, ripensando a tutti gli errori che ho fatto io, che la cosa importante è quella di lavorare, lavorare e lavorare. Se fai un lavoro solo per partecipare ad una mostra o ad un concorso non puoi considerarti un vero artista.

La prima opera d’arte venduta segna una svolta, attesta il passaggio da un livello di produzione privato e personale a una dimensione professionale. Che ricordi hai in merito? A parte la mera transazione economica, tra artista e collezionista normalmente si crea un rapporto elettivo di scambio reciproco?

In realtà non la definirei una svolta; tutto dipende da come avviene la vendita. Se è tramite una galleria o se è una vendita diretta, questa già è una bella differenza.
Io ho iniziato a vendere qualche lavoro da giovanissima, mentre ero ancora in accademia, ma non avevo molta consapevolezza su come gestire la cosa e soprattutto su come mantenere i contatti. Per fortuna poi si cresce, si capiscono gli errori e soprattutto si impara a gestire le situazioni e le vendite.
Ad oggi posso dire che con alcuni collezionisti c’è un rapporto davvero speciale, che va al di là della vendita. È uno scambio di pensiero e soprattutto di condivisione di quello a cui sto lavorando. Mi è capitato anche di ricevere dei regali da parte loro, è stata una piacevolissima sorpresa.

 Tre hashtag indispensabili per definire la tua poetica e a cui non potresti mai rinunciare

#arteperpensare #vuotoricamato #cura

Donde está mi corazón? (due cuori), Camilla Marinoni, Inchiostro su carta, 21x29 cm, 2010
Donde está mi corazón? (due cuori), Camilla Marinoni, Inchiostro su carta, 21x29 cm, 2010
Laura Tota
comunicazione@paratissima.it