Meet the artist: Tellas, l’artista che ha fatto fiorire l’ARTiglieria

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Meet the artist: Tellas, l’artista che ha fatto fiorire l’ARTiglieria

Il “Blooming Playground” da lui firmato ha riportato il colore e la Natura all’interno dell’ARTiglieria, in un’ideale passeggiata che porta fino ai Giardini Reali: Tellas in questa intervista ci racconta di sé, dai suoi esordi fino agli imminenti progetti.

Il tuo nome d’arte si lega indissolubilmente alla tua Terra natia, la Sardegna, in cui sei nato e cresciuto. Puoi spiegarci il suo significato?

La parola “Tellas” racconta la mia ricerca, una sintesi di quello che è il luogo dove son nato e cresciuto e dove si è sviluppato il mio lavoro: le campagne aride del sud Sardegna, dove il giallo secco e dorato del suolo crea un perfetto contrasto col blu del cielo.

Hai realizzato interventi di public art praticamente in tutto il mondo, dalla Finlandia all’Australia, passando per l’India. In che modo lavorare in luoghi così diversi tra loro ha contribuito a modificare il tuo modo di fare arte pubblica e quanta Sardegna porti invece con te in ogni lavoro?

In ogni lavoro, compio una ricerca su alcuni elementi distintivi del luogo dove vado a operare. Cerco di dare un senso a tutto, integrando il mio lavoro col paesaggio circostante.
Ad esempio, in India ho chiamato il mio lavoro “terracotta” prendendo spunto dalla ceramica storica e tradizionale Indiana e campionando le piante dai meravigliosi giardini che si trovano a Delhi.

©Simone Di Gioia
©Simone Di Gioia

La tua sperimentazione artistica si esplicita in interventi di street art, ma anche attraverso installazioni o tecniche artistiche diverse come la pittura, l’incisione e il collage. In che modo scegli l’output finale verso cui indirizzare la tua ispirazione?

In realtà quello che m’interessa è il potermi esprimere. Negli anni ho sperimentato e continuo a sperimentare tecniche e supporti differenti. Credo che questo faccia parte della mia ricerca che rimane sempre la stessa pur cambiando il supporto e forse l’ estetica dell’opera.
Il mio lavoro da muralista è sicuramente la parte più conosciuta, oltre che più sviluppata. E’ pubblica, più facile da incontrare, e più efficace sul web.

Natura, Uomo e Territorio dialogano nei tuoi lavori: ogni opera è letteralmente un’esplosione di colori e una celebrazione della Natura e della sua fragile esistenza su questo pianeta. Quanto ritieni che l’arte (pubblica soprattutto) possa sensibilizzare su argomenti sociali così importanti e delicati attraverso il suo linguaggio universale?

Sicuramente l’Ecologia, assieme agli altri termini collegati, è tra i temi più ricorrenti di quest’ultimo periodo storico. E anche l’arte, che dovrebbe riflettere questo periodo, ritengo debba far parte della nostra educazione e può avere un ruolo fondamentale.
Di sicuro l’arte pubblica ha il vantaggio di essere accessibile a tutti, ma allo stesso tempo e proprio per lo stesso motivo ha una maggiore responsabilità nei confronti dello spettatore.

3 elementi ricorrenti nella tua poetica.

Il Segno

Il terzo paesaggio

Le Stagioni

 

Hai collaborato con artisti e brand del calibro di Ferragamo e Marni. Con chi sogni di lavorare in futuro?

La moda devo dire che è un mondo interessante, lavorare con Marni è stata un’esperienza irripetibile.

Mi piacerebbe anche poter lavorare in simbiosi con l’architettura, in modo da creare delle opere uniche e senza dover adattare la mia ricerca ad uno spazio già esistente.

Torino è da sempre punto di riferimento in Italia per la cultura underground e anche per la street art e passeggiando tra le sue strade si possono vedere interventi di artisti nazionali e internazionali. Da fine settembre, dall’alto sarà possibile vedere anche il tuo “Blooming Playground”. Che rapporto hai con la nostra città?

Torino è una città che conosco poco, e che sto conoscendo sempre di più negli ultimi anni.

La trovo sempre molto potente dal punto di vista architettonico, grazie alla storia che si porta dietro. Inoltre trovo sia una città molto vivibile e organizzata, come poche in Italia: ora dovrò metabolizzare l’ opera che abbiamo creato che, per dov’è situata e per il modo in cui l’abbiamo concepita, credo sia una delle più forti che abbiamo realizzato negli ultimi anni.

È la prima volta che ti cimenti con la realizzazione di un Playground. Cosa ti aspetti da questa esperienza “orizzontale”?

Questo progetto è stato per me come una ventata di aria fresca.
Avevo già dipinto in altre occasioni su pavimento, specialmente integrandolo alle pareti (come nel lavoro “Blu di Genova”, in piazza Mauro Rostagno a Genova appunto) ma non avevo ancora avuto l’occasione di confrontarmi con uno spazio orizzontale di questa grandezza e importanza.
Anche il supporto di PPG e la nuova pittura per pavimenti hanno giocato un ruolo fondamentale. E’ stato un progetto unico, dove tutti hanno lavorato in sinergia: lo staff  di Paratissima, la società di basket PMS Basketball, e PPG Univer per l’appunto.

Laura Tota
comunicazione@paratissima.it