Quarantined – Storie di resistenza (e disagio) digitale @ Paratissima

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STORIE DI RESISTENZA (E DISAGIO) DIGITALE

Video realizzato da: Federico Graziani

Logo realizzato da: Francesca Todde

Comunicazione: Giorgia Foti

L’emergenza Covid ha stravolto le vite di ciascuno di noi e ci ha costretti a rivedere molti dei progetti che avevamo pianificato e nei quali eravamo coinvolti. Con le regole imposte dal lockdown abbiamo vissuto per più di due mesi in isolamento, lontani dagli affetti e costretti a una routine casalinga innaturale e a tratti surreale.

Le mura domestiche si sono fatte confini oltre i quali era vietato andare. In questo spazio, rassicurante roccaforte di protezione e certezze ma anche contenitore di ansia e costrizione, abbiamo imparato a ridefinire le nostre abitudini.

La tecnologia e i social network ci hanno consentito di lavorare, di incontrare gli amici, di fare aperitivi, di partecipare ai compleanni dei nostri cari. Quasi tutto è stato possibile seppur in modalità surrogate.

È stato durante questo periodo paradossale, di reclusione in un’epoca di libertà e di paura in un’epoca di benessere, che abbiamo accolto il senso di smarrimento e abbiamo deciso di lasciare segni di noi. Di come l’abbiamo vissuta, di come l’abbiamo subita mentre l’unico affaccio, spesso, era solo quello su un monitor.

Nasce così QUARANTINED. Il progetto, ideato e curato da Dario Donato, Teodora Malavenda, Chiara Oggioni Tiepolo e Laura Tota, ha voluto scrutare e indagare lo spazio virtuale, per tante settimane unica e affollata agorà entro la quale sono state sperimentate le più svariate forme di espressione/aggregazione.

A partire dalle finestre digitali dello smart working, dalla condivisione di immagini, video, fake news e status per arrivare alle forme più spinte di esibizionismo e protagonismo, ai deliri complottistici e alle analisi geopolitiche in pieno stile “uno vale uno”.

Le sezioni

Il progetto è composto da tre sezioni:

– una contenente immagini tratte da progetti autoriali selezionati;
– una legata ai social network in cui sarà possibile rivivere quei giorni attraverso estratti di conversazioni, status, post, pensieri, riflessioni e deliri di ogni genere;
– una basata sul montaggio di estratti video, professionali e amatoriali, andati in onda durante il lockdown

Saranno di supporto al progetto espositivo la call #cartolinedallevacanze  oltre che una programmazione dinamica con talk, panel e conferenze che coinvolgerà ospiti provenienti dal mondo dell’informazione, della comunicazione e delle arti visive proprio durante Ph.ocus_About Photography

I fotografi selezionati

CAMILLA FERRARI

The poetry of Home

Camilla Ferrari

Milano, 2020
L’Italia è stato uno dei paesi più colpiti dalla pandemia, e uno tra i primi. Sin dall’inizio della quarantena ho avuto la fortuna di poter scegliere di chiudermi in casa. I miei colleghi erano fuori a documentare le conseguenze del virus e ogni giorno mi ritrovavo a mettere costantemente in dubbio il
mio ruolo di fotografa in questa situazione, pensando a quale potesse essere un possibile contributo al patrimonio e alla testimonianza visiva che si stavano creando come conseguenza della pandemia.

Ho riflettuto sulla protezione che ofrivano le quattro mura della mia casa, quanta bellezza si potesse scoprire al loro interno, come scene ordinarie e pattern quotidiani assumessero un nuovo significato. Ho iniziato a notare come il passare del tempo e la luce mutevole fossero in grado di creare momenti di surrealismo e magia. Con il passare dei giorni, perdendo il senso del tempo, ho sentito il bisogno di seguire questa presenza e, a volte, di farne parte.

Durante il processo di creazione e condivisione delle immagini della quarantena, ho anche riflettuto sugli efetti psicologici dell’isolamento e come questi abbiano influenzato non solo il modo in cui le persone percepivano le fotografie della “casa” – cosa che mi ha sorpreso -, ma quanto fossi influenzata io stessa mentre le creavo.

La ritrovata importanza delle cose semplici e banali per me è diventata strumento per creare uno spazio parallelo dalle possibilità illimitate, dove viagiare senza muoversi.

GIANMARCO MARAVIGLIA

Winter came in spring

Gianmarco Maraviglia

Abbiamo visto le città vuote.

Abbiamo visto le maschere.

Abbiamo visto ospedali e cimiteri.

Come sempre, nella narrazione di eventi tragici ci sono momenti diversi, diversi approcci.

Poi c’è la vita di tutti i giorni.

La ricerca di una nuova normalità, di nuovi ritmi, qualcosa a cui aggrapparsi per fare finta che tutto vada bene.

Milano, Italia. Forse una delle zone più colpite dal virus al mondo.

Quest’anno l’inverno è arrivato in primavera

SARA ROSSATELLI

#DailyTriptych

Sara Rossatelli

Anno: 2020
Un tempo sospeso, in cui tutto è cambiato.
Un tempo in cui affanni, preoccupazioni e notizie drammatiche varcano la soglia di casa senza chiedere il permesso, colpendoci nel cuore del nostro porto sicuro.
Reclusione e preclusione spengono luci e colori, lasciando buio e silenzio interrotti solo dal viavai delle ambulanze.
Il primo Dpcm ha scandito la nostra vita, imponendole un nuovo ritmo.
Ventiquattro giorni in ventiquattro trittici quotidiani, che, come una terapia, permettono di esplorare realtà con cui avevamo perso il contatto: noi stessi e il il valore semplice e prezioso della normalità.
Le ombre convivono con la luce, i colori tenui tingono di delicatezza ricordi d’infanzia che affiorano dal passato e momenti del presente che invocano serenità e bellezza.
Il formato quadrato limita la composizione e la fotografia si fa spazio all’interno dei suoi confini domestici. Ogni giorno un nuovo diario quotidiano, frutto di sensazioni e emozioni diverse.
#DailyTriptych è un percorso introspettivo, una finestra da cui poter sentire l’abbraccio del sole, caldo come quello di chi è lontano, in questo mondo o in un altro.

 SIMONE D’ANGELO

Or: How I Learned to Stop Worrying and Love
the Virus

D_Angelo_Simone_Or_How_I_Learned-20

Dal primo giorno di quarantena mi sono dato due regole: non pensare troppo al “dopo” e non accettare videochiamate. All’inizio l’eccezionalità della situazione è stata una scossa di adrenalina, ma con il passare dei giorni è scesa e lentamente ci si abitua.

In campagna, dove vivo, gli effettivi visivi del coronavirus sono meno eclatanti e questa decentralità rispetto al cuore degli eventi può essere frustrante. Viceversa, le stradine adiacenti sono una piccola valvola di sfogo per vincere il senso di claustrofobia.

Ho iniziato a fotografare ciò che si trova all’interno del perimetro di casa, o poco al di fuori, senza l’idea di voler raccontare qualcosa. È stata piuttosto una diversa forma di ginnastica che ha reso più sopportabile l’isolamento.

Comunque, alla fine, un paio di videochiamate le ho accettate.
Anagni, Marzo-Maggio 2020

 FABIO ITRI

Circus Lockdown

Mister David, from The Family Dem“, is a juggler, magician and excapist. Here is playing with Alex, one of his childs. Saline Ioniche, Reggio Calabria, Italy. May 2020, Fabio Itri

Saline Ioniche, Reggio Calabria | Maggio / giugno 2020

Dal 9 marzo, data d’inizio del lockdown italiano, un circo è rimasto bloccato in un piccolo comune del basso ionio reggino. Artisti, operatori e operai hanno passato i due mesi di quarantena all’interno dello spazio affittato per posizionare l’intera carovana e fortunatamente nessuno di loro ha manifestato sintomatologie riconducibili al Covid-19.

Con la fine della quarantena, poco è cambiato per loro. Tranne che le 600 euro alle partite iva, nessun dipendente ha ancora percepito la cassa integrazione. Le spese per muovere un circo sono davvero insostenibili se non si lavora, e l’intero comparto potrà attivarsi a partire dal 15 giugno con le dovute restrizioni.
Dal 4 maggio, “fase 2”, sto documentando la quotidianità di questa comunità n attesa di una rapida ripartenza.

DAVIDE BERTUCCIO 

Il silenzioso battito delle loro mani

Davide Bertuccio

“Nella mia vita non mi sono mai arreso, mai fermato. Un giorno ho deciso di trasformare questa stanza in un circo, in un piccolo circo, che raccogliesse in uno spazio così ridotto tutta la mia vita.”

Claudio Madia ha sessant’anni, è stato conduttore televisivo in Italia durante gli anni ‘90 di uno dei programmi per bambini più celebri dell’epoca: L’Albero Azzurro. Nella sua vita è stato anche girovago, mozzo, grafico, trampoliere e acrobata per il Teatro alla Scala, scrittore di sette libri per l’infanzia e fondatore della Piccola Scuola di Circo a Milano. Non si è mai fermato per l’appunto. Tutte queste esperienze hanno una cosa in comune: la continua ricerca di un pubblico.

Claudio ha sempre avuto la necessità di dire la sua a qualcuno.
La fine del lavoro presso gli studi televisivi della Rai, la crisi economica che ha colpito l’Italia dopo gli anni ‘90 e la separazione dalla moglie che lo ha costretto a lasciare la Piccola Scuola di Circo, lo hanno fortemente colpito, lasciandolo solo e con una casa, di cui non sapeva che farsene. Da lì l’idea di trasformarla in un Circo in casa (il Circincà), dove ogni venerdì sera, per 7 mesi l’anno, con alcuni amici saltimbanco, organizza degli spettacoli per poter sbarcare il lunario.

Nel 2020 il suo mondo ha subito un altro trauma, la pandemia da Covid-19, che lo ha costretto a chiudere le porte del suo Circincà, in quanto impossibilitato dal far entrare un pubblico, e lasciato sul lastrico. Anche stavolta non si è dato per vinto e ha cominciato la costruzione di uno spazio per la libera espressione artistica su un terreno pronto per l’edificazione in pieno centro a Milano. Per lo più passa le sue giornate chiuso in casa a sognare, da solo, nel suo circo. Ogni tanto questa routine viene interrotta dalla presenza dei suoi quattro figli che lo vengono a trovare, ma come lui stesso afferma: “questa casa è la mia più importante compagna”.

Il silenzioso battito delle loro mani è una storia di resilienza. Claudio è resilienza pura. Qualsiasi evento traumatico della sua vita lo ha sempre superato in maniera positiva. Niente lo ha mai fermato. Nulla ha mai fermato i suoi sogni. Reali come la sua casa.

KARIM EL MAKTAFI

Fight quarantine like a Ninja

Karim El Maktafi

I Ninja, erano “guerrieri invisibili” che seguivano duri allenamenti e anni di addestramenti speciali e formazioni particolari che hanno origine in insegnamenti tramandati per tradizione secoli dopo secoli da maestro ad allievo. Spesso i ninja cominciavano la propria formazione sin dall’infanzia e, ogni aspirante ninja, oltre alle discipline previste tra cui arti marziali e uso di armi, doveva studiare anche le tecniche di sopravvivenza.

Con questa piccola guida potrai accorciare i tempi e in pochissime mosse diventare un vero Ninja e combattere la tua quarantena del presente e quelle
del futuro.
Questa serie è nata per gioco durante la quarantena, cercando di sperimentare e fare qualcosa di diverso io stesso per sopravvivere alle lunghe giornate di lockdown in cui ci siamo ritrovati.

Queste immagini sono frutto di una messa in scena fatta in maniera ironica, non prenderla troppo sul serio.

ELISABETTA ZAVOLI

And in darkness you find colors

elisabetta-zavoli-quarantined

Non ho mai avuto molto tempo da trascorrere con i miei figli, Davide, 11 anni, e Giovanni, 8, prima del COVID-19. La nostra vita vorticava ad un ritmo frenetico, tra lavoro, scuole, attività sportive, vita sociale. E all’improvviso, alt, stop, non vi muovete. State a casa.
Noi siamo stati tra i fortunati ad avere un grande giardino perché viviamo in campagna. Ho sempre mal sopportato il fatto di vivere lontano dalla città e tutti i disagi dello stare lontano dalla vita pulsante di una comunità. Ma questo giardino e la fotografia sono diventati la nostra scialuppa di salvataggio durante l’isolamento.

Dall’inizio della quarantena, i miei figli hanno avuto molte domande sul virus, e paure ed un immaginario molto fervido. Per elaborare queste emozioni, che a volte possono essere travolgenti per i giovani, abbiamo deciso di creare un universo di sogni e magia grazie alla connessione con l’ambiente naturale che ci circonda. Ogni notte, abbiamo scolpito la nostra idea dalla oscurità più completa, illuminando la scena con diverse fonti di luce. Non sapevamo mai esattamente come sarebbe stata l’immagine: l’abbozzavamo su un taccuino ma poi la adattavamo al luogo, ai nostri corpi e ai nostri sentimenti.

Abbiamo lasciato che lo spazio, il momento e il nostro legame giocassero un ruolo nella sua creazione. Ogni fotografia ha suscitato ispirazione per quella successiva. Abbiamo usato oggetti che avevamo a casa: giocattoli, lenzuola, maschere, vecchi oggetti trovati in garage. Ho scelto un orientamento verticale delle immagini per ricordare l’ idea di una porta, che si apre sul nostro mondo interiore. Il titolo di questo progetto fa riferimento sia alla narrazione visiva che abbiamo utilizzato, sia all’augurio che in qualsiasi situazione, anche la peggiore, riusciamo a trovare il lato positivo.

Per me, è stato sicuramente il lungo tempo sospeso, trascorso con i miei figli, fuori dal mondo, nel nostro mondo, dove ho potuto godere gli ultimi colori della loro infanzia.

DOVE E QUANDO

Ph.ocus – About Photography

27 novembre/8 dicembre

ARTiglieria – Con/temporary Art Center