ELISABETTA ZAVOLI _And in darkness you find colors

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ELISABETTA ZAVOLI

And in darkness you find colors

Non ho mai avuto molto tempo da trascorrere con i miei figli, Davide, 11 anni, e Giovanni, 8, prima del COVID-19. La nostra vita vorticava ad un ritmo frenetico, tra lavoro, scuole, attività sportive, vita sociale. E all’improvviso, alt, stop, non vi muovete. State a casa.
Noi siamo stati tra i fortunati ad avere un grande giardino perché viviamo in campagna. Ho sempre mal sopportato il fatto di vivere lontano dalla città e tutti i disagi dello stare lontano dalla vita pulsante di una comunità. Ma questo giardino e la fotografia sono diventati la nostra scialuppa di salvataggio durante l’isolamento.

Dall’inizio della quarantena, i miei figli hanno avuto molte domande sul virus, e paure ed un immaginario molto fervido. Per elaborare queste emozioni, che a volte possono essere travolgenti per i giovani, abbiamo deciso di creare un universo di sogni e magia grazie alla connessione con l’ambiente naturale che ci circonda. Ogni notte, abbiamo scolpito la nostra idea dalla oscurità più completa, illuminando la scena con diverse fonti di luce. Non sapevamo mai esattamente come sarebbe stata l’immagine: l’abbozzavamo su un taccuino ma poi la adattavamo al luogo, ai nostri corpi e ai nostri sentimenti.

Abbiamo lasciato che lo spazio, il momento e il nostro legame giocassero un ruolo nella sua creazione. Ogni fotografia ha suscitato ispirazione per quella successiva. Abbiamo usato oggetti che avevamo a casa: giocattoli, lenzuola, maschere, vecchi oggetti trovati in garage. Ho scelto un orientamento verticale delle immagini per ricordare l’ idea di una porta, che si apre sul nostro mondo interiore. Il titolo di questo progetto fa riferimento sia alla narrazione visiva che abbiamo utilizzato, sia all’augurio che in qualsiasi situazione, anche la peggiore, riusciamo a trovare il lato positivo.

Per me, è stato sicuramente il lungo tempo sospeso, trascorso con i miei figli, fuori dal mondo, nel nostro mondo, dove ho potuto godere gli ultimi colori della loro infanzia.

Elisabetta Zavoli è una fotografa documentarista italiana, freelance dal 2009. Ha vissuto dieci anni all’estero di cui 6 in Indonesia (2012-2018) dove ha lavorato da un lato su questioni di genere, legate alla comunità di waria (donne transgender indonesiane) e alle donne impiegate nelle industrie tessili di Jakarta e, dall’altro, su questioni ambientali legate all’inquinamento (da mercurio e plastica) e relative ai cambiamenti climatici.

Nel 2016, le è stato assegnato il “Journalism Grant for Innovation in Development Reporting” rilasciato dallo European Journalism Centre per il progetto “A fistful of shrimps”, sulla deforestazione degli ecosistemi di mangrovie indonesiane indotti dai consumi occidentali di gamberi tropicali a basso costo, a cui ha lavorato in team con il collega giornalista Jacopo Pasotti.

Nel 2019, la sua fotografia “The landfill midwife” ha vinto il primo premio all’ Earth Photo Award rilasciato dalla Royal Geographical Society di Londra. E’ membro della comunità internazionale di fotografe Women Photograph e del gruppo internazionale Instagram di fotograf* dedicati alla documentazione dei cambiamenti climatici @everydayclimatechange.
I suoi lavori sono stati pubblicati sui maggiori quotidiani e riviste internazionali ed esposti in più di 30 mostre in 11 paesi su 3 continenti.
Da settembre 2020, collabora alla neonata rivista Italiana online di ambiente, geografia, culture e natura, Radar ( www.radarmagazine.net ).

DOVE E QUANDO
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Ph.ocus – About Photography

27 novembre / 8 dicembre 

ARTiglieria – Ex Galoppatoio

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Quarantined
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Elisabetta Zavoli, Ph.ocus About Photography, Quarantined