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• Melina Leandro 

a cura di Simonetta Pavanello

Corpo di donna, bianche colline, cosce bianche, assomigli al mondo nel tuo gesto di
abbandono.
Corpo di donna (Pablo Neruda).

 

Nelle camere d’albergo, il lusso più grande è potersi fingere chi non siamo.
Immaginiamo la stessa donna, in stanze diverse, in luoghi diversi, a contemplare un paesaggio o solamente sé stessa dietro una porta chiusa.
Le donne ritratte da Melina Leandro hanno tutte la consapevolezza del proprio corpo che si libera dal peso di essere giudicato.
Nella ricerca stilistica il ritratto non cambia mai, sono le modelle conosciute, disegnate e riproposte all’infinito ad occupare la scena. Come istantanee, scivolano le emozioni scolpite nei volti e le pennellate si fanno ora più morbide, altre più spigolose ma sempre sensuali.
Sono figure misteriose, dallo stato d’animo mutevole, il carattere e i pensieri traditi dagli sguardi che non possono mentire.
La Leandro torna con due stili che sono ormai il suo cavallo di battaglia, le tele di grandi dimensioni emulsionate con colori densi e pastosi, stesi a grandi campiture come fossero spazi geometrici. E poi le vedute ad acquerello, che imprimono il gesto, la spontaneità ma anche l’esercizio reiterato della mano.
In questo percorso la narrazione è scandita dirimpetto, come se i paesaggi fossero le diverse condizioni e stati d’animo, per ogni costrizione e chiusura si apre una visuale nuova, un pezzo di cielo, la fronda di un albero che le libera nella loro minacciosa bellezza.
Per scelta, le opere non hanno un titolo ma solo una progressione numerica, esentate di una identità univoca, custodiscono al meglio la segretezza del loro silenzio.
Fluttuanti, incombenti o brillanti come le giornate agostane, i paesaggi imprimono sempre la bellezza della natura, che emerge da chiazze di colore dilavate dall’acqua come scrosci di temporali estivi.
Nonostante il titolo rubato ad un celebre libro di E. M. Forster, che James Ivory rese famoso nel memorabile film, la nostra camera con vista non permette nessuna intrusione, nessun fraintendimento.

Le donne di Melina Leandro vivono in una luce sospesa, in un tempo indefinito come le stagioni che guardano passare senza poterle invecchiare.

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